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tivù promuove la collana di libri “SuperTele”, edita da Minimum Fax.
Approfondimenti sul mondo dei Media e della televisione,
la sua storia e la sua evoluzione.

Industrie della promozione e schermi digitali

Paul Grainge
Catherine Johnson

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Trailer cinematografici, promo televisivi, pubblicità, video «brandizzati» e contenuti realizzati apposta per vendere un prodotto occupano uno spazio sempre maggiore: circolano in abbondanza nei luoghi digitali e sono condivisi sui social, colonizzano ampie porzioni del tempo che passiamo davanti a uno schermo (grande o piccolo, statico o mobile).

Industrie della promozione e schermi digitali è dedicato a tutte queste forme testuali che crescono ai margini dei film e dei programmi televisivi, contribuendo a sottolinearne il valore o intrecciandosi inestricabilmente con la loro fruizione.

In particolare, l’analisi di Grainge e Johnson si concentra sulle industrie e sulle culture della produzione di questi contenuti promozionali, studiando il ruolo sempre più importante di tutti gli intermediari – dalle agenzie pubblicitarie agli specialisti della promozione televisiva, dalle società di marketing digitale ai professionisti dei trailer – che collaborano o competono tra loro in uno scenario solo apparentemente marginale, ma in realtà denso, fluido e in continua evoluzione.

Attraverso numerose interviste realizzate tra Regno Unito, Stati Uniti e Cina, si mette in evidenza come le logiche promozionali, al contempo creative e industriali, costituiscano insieme un’opportunità e un rischi, e si mostra come nell’attuale scenario digitale i confini tra i contenuti e la loro promozione siano sempre più sfuggenti.


Political tv

Informazione e satira, da Obama a Trump
Chuck Tryon

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Contenuti dalla forte valenza politica attraversano da sempre la televisione americana.

In anni recenti la presidenza di Barack Obama, abilissimo nel costruire la sua narrazione anche attraverso i mezzi di comunicazione, e quella di Donald Trump, star della reality television prima di approdare alla Casa Bianca, hanno enfatizzato ulteriormente sia lo stretto rapporto tra tv e politica, nelle rappresentazioni e nell’immaginario, sia le conseguenze di questo intreccio.

Political tv offre una panoramica completa e ragionata sul tema, indagando tanto i generi televisivi più tradizionalmente legati alla necessità di informare (i telegiornali, le inchieste, le interviste), quanto quelli dove la politica è solo uno tra i molti ingredienti (le serie tv, i reality, la satira, il late night).

Con rigore storico e chiarezza d’analisi Chuck Tryon esplora la costruzione televisiva di concetti fondamentali come la cittadinanza e l’identità nazionale, l’impatto nel rappresentare temi e idee, le contaminazioni con le logiche dell’intrattenimento e della pubblicità, lo statuto della tv politica nello scenario mediale post network.

La postfazione al volume è stata scritta appositamente per questa edizione italiana e allarga lo sguardo alla presidenza Trump e al suo rapporto particolarissimo con i media.


Parole chiave per i media studies

Laurie Ouellette
Jonathan Gray

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Lo studio della televisione e dei media, in ambito accademico e non solo, ha ormai una lunga storia, ricca di idee, concetti, discussioni e metodologie.

Questo volume mette in fila le parole chiave più importanti per fare il punto su questa ricca e articolata tradizione, e insieme per guardare avanti, verso le nuove domande, le nuove frontiere e le nuove sfide che stanno emergendo nel campo di ricerca.

Ognuna delle sessantacinque parole chiave – affidate a studiosi affermati e autorevoli ricercatori – presenta definizioni e contesti, ricostruisce e intreccia storie, mette in discussione posizioni assestate, getta lo sguardo sullo scenario contemporaneo, in una fruttuosa sintesi della più importante letteratura scientifica e del più avvertito dibattito giornalistico e pubblico.

Parole chiave per i media studies offre ampie riflessioni su temi quali il rapporto tra i media e la società, l’idea di testo e quella di gusto, le celebrità e i fan, l’impatto del digitale e il dibattuto concetto di «nuovi media», l’industria e i pubblici, il potere e il diritto d’autore, l’ironia e gli incerti confini del popolare.

Si propone dunque come testo di studio, strumento di consultazione e acuto racconto di un campo di ricerca cruciale per il nostro tempo.


L'era dei format

La svolta radicale dell'intrattenimento televisivo
Jean K. Chalaby

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Dalla seconda metà degli anni Novanta, i format hanno avuto un impatto inaudito sulla televisione, sui suoi linguaggi e di conseguenza sulle nostre abitudini di consumo.
I primi grandi format hanno diffuso in tutto il mondo gli stessi identici programmi: titoli come Grande Fratello o Chi vuol essere milionario? portano gli stessi brand globali sulla tv italiana come su quelle di molte altre nazioni, adattati solo in parte secondo i gusti e le necessità locali.

L’era dei format è un testo unico, che attraverso il ricorso costante alle riflessioni dei professionisti e a documenti industriali eccezionalmente resi pubblici riesce a raccontare l’evoluzione del mercato, dalla sua nascita a oggi.

Dalla stagione dei cosiddetti «super format», ai format delle società di produzione indipendenti che hanno segnato un periodo più recente, fino all’odierna grande parcellizzazione di idee in seguito allo sviluppo dell’offerta con centinaia di canali e di piattaforme.

Il libro offre uno sguardo originale, completo e informato sulle professioni del format, sugli snodi principali del mercato, sui flussi commerciali più importanti, e sui Paesi più attivi, dove – a sorpresa – gli Stati Uniti o il Regno Unito si trovano affiancati da mercati più piccoli ma agguerriti come Olanda e Israele.

E porta il lettore a scoprire i segreti alla base dei format di maggiore successo, alle strutture narrative e agli intrecci di emozioni sapientemente dosati, per evidenziare i significati e l’impatto culturale che i format hanno sulla popular culture contemporanea.


Complex TV

Teoria e tecnica dello storytelling delle serie tv
Jason Mittell

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Come fanno le serie tv di nuova generazione a tenerci incollati allo schermo, spingendoci a guardare dieci puntate di fila e parlare dei protagonisti come se fossero i nostri amici più cari?

Quasi mai per caso, né per l’idea geniale di un solo showrunner, bensì grazie allo sforzo creativo e collaborativo che avviene nella «stanza degli autori».

In Complex Tv lo studioso di televisione e media Jason Mittell ci accompagna lungo la filiera delle serie, dall’ideazione alla produzione, dalla ricezione del pubblico alla gemmazione dei paratesti.

In questo percorso l'autore ci spiega cosa distingue la «televisione complessa» da quella del passato, con particolare attenzione allo storytelling e alle tecniche peculiari del mezzo.

Emancipandosi dalla narratologia tramite un linguaggio nuovo e dedicato, esamina tutti i capisaldi di questo formato e i fenomeni a essi associati: dalla rivoluzione apportata dai Soprano al successo irripetibile di Lost, dalla struttura comica complessa di Arrested Development e How I Met Your Mother fino alla radicale trasformazione di Walter White in Breaking Bad.

Complex Tv non si rivolge solo agli appassionati: oltre a essere lo strumento che mancava per analizzare questa nuova arte, può rivelarsi prezioso per chiunque voglia scoprire (e magari imparare) i segreti dello storytelling.


Post Network

La rivoluzione della tv
Amanda D. Lotz

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Sono decenni ormai che si scrive e si parla di «fine della televisione», o che si ipotizza una sua scomparsa a seguito della di fusione di internet, dei dispositivi mobili, delle tecnologie digitali. Invece il piccolo schermo, sia pur profondamente modificato, resiste, e addirittura si moltiplica.

Paradossalmente, proprio le innovazioni nelle piattaforme distributive e nelle tecnologie della visione hanno rafforzato il ruolo centrale occupato dal mezzo televisivo nel sistema dei media, negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

In quella che Amanda D. Lotz definisce l’«era post-network», quindi, si ridefiniscono gli strumenti tecnici della televisione, i suoi linguaggi e narrazioni, le modalità di fruizione da parte degli spettatori, l’impatto degli immaginari mediali, i percorsi di circolazione dei contenuti.

Se generi come il cinema o le serie televisive finiscono per essere disponibili ovunque, con estrema flessibilità, da YouTube a Netflix, dagli smartphone ai social network, altri contenuti pregiati, come lo sport, i grandi eventi e le prime visioni mantengono forte la rilevanza di una temporalità lineare e di una comunità di spettatori che si ritrova contemporaneamente davanti al piccolo schermo.

Post network è una panoramica aggiornata del cambiamento in corso, ricca di suggestioni, che induce il lettore a riflettere sul presente e a disegnare in anticipo gli scenari del nostro futuro.


Cultura On Demand

Distribuzione digitale e futuro dei film
Chuck Tryon

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Le tecnologie di distribuzione hanno influenzato l’industria del cinema da sempre. La diffusione massiccia della televisione nell’America degli anni Cinquanta e Sessanta, per esempio, ha rivoluzionato il mondo di Hollywood, portando alla nascita di grandi conglomerati che sono al contempo studi cinematografici e network televisivi.

Oggi l'industria sta affrontando una rivoluzione se possibile ancora più grande, iniziata con l'adozione delle tecnologie digitali, che permettono ai film una circolazione più ampia, veloce ed economica, e cambiano il modo in cui questi raggiungono non solo le sale cinematografiche ma anche lo spettatore: sullo schermo di casa, di dimensioni più grandi e in alta definizione, sui laptop e persino sullo smartphone.

Grazie a soggetti come Netflix, Amazon e centinaia di altri operatori di video on demand, stiamo vivendo la grande utopia digitale che ci promette di accedere a tutto il cinema realizzato dall’umanità in ogni momento, dovunque ci troviamo.

Ma che conseguenze ha tutto questo sull’industria del cinema?
Cultura On Demand parla di noi spettatori, delle nostre nuove possibilità e del ruolo più o meno inedito che svolgiamo quando scriviamo un commento sui social riguardo a un film o a un programma tv che abbiamo amato o detestato. E parla del modo in cui i film sono realizzati, finanziati e distribuiti, perché questi cambiamenti hanno ricadute anche sulla creatività, sia mainstream sia indipendente.

Il libro offre una cornice teorica e gli strumenti di analisi necessari per comprendere lo scenario contemporaneo, evitando sia le derive apocalittiche di chi crede che il cinema sia morto, sia quelle entusiastiche dei fan delle tecnologie.


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